L'essenza di una vita sana

Molte ricerche ci confermano che un’alimentazione corretta contribuisce attivamente a ridurre il rischio di malattie ed a modificarne il decorso.

Attenzione, sto parlando di dieta tout court.
A meno di un consumo effettivamente esagerato, non è il singolo alimento ad impattare negativamente sul nostro stato di salute, quello che conta è quante volte e in quali quantità lo assumiamo. E comunque, anche se esageriamo, l'alimento da solo non conta più di tanto, perché si trova a far media con tutti gli altri attori di quella complicata rappresentazione che organizziamo ogni volta che ci sediamo a tavola.

Tutti gli studi disponibili ci indicano chiaramente che a fare la differenza è   l’interazione tra i vari nutrienti, cioè il modello alimentare. Coloro che seguono una dieta ricca di proteine e grassi animali, spesso, hanno anche l’abitudine di consumare più zuccheri raffinati e assai ridotte quantità di frutta e verdura.

All'interno di uno schema adeguato, abbiamo un buon margine di compensazione ai nostri errori alimentari. Ma non dobbiamo comunque farci ossessionare. Un “errore alimentare” ogni tanto non compromette i nostri sforzi e il nostro impegno. Niente sensi di colpa se saltuariamente mangiamo una bistecca o una salsiccia, un panino con salame o una fetta di torta.

Purtroppo dobbiamo riconoscere che il più delle volte non dedichiamo molto tempo alla cura della nostra dieta. Viviamo una vita di corsa, sostanzialmente dedicata al lavoro, e allora, il cibo, soprattutto alla fine della giornata, può diventare una sorta di compensazione alle nostre fatiche ed allo stress accumulato, quasi uno strumento di appagamento. Eppure, resta ineluttabile il fatto che il cibo non abbia solo un valore consolatorio o edonistico, ma sostanzialmente un significato energetico, cioè ci permette di soddisfare i nostri fabbisogni.

Seguire una dieta qualitativamente migliore richiede programmazione e tempo. Si parte investendo sulla spesa per proseguire coi fornelli, veri alleati nella preparazione di pietanze più sane ma comunque gustose. Tuttavia, questo è solo il primo passo.

La dieta necessita di essere più ampiamente contestualizzata, cioè inserita in uno scenario di abitudini che remano tutte nella stessa direzione: lo stile di vita.

Una buona alimentazione è sicuramente importante per modificare il nostro stato di salute, ma associata ad una corretta attività fisica porta a risultati superiori.

Questa è in fondo la lezione che ci viene impartita da quelle popolazioni che si caratterizzano per la loro longevità, come ad esempio gli abitanti dell’isola di Okinawa. Un luogo di centenari.
In questa isola, sebbene gli apporti calorici siano in molti casi più elevati di quelli dei paesi occidentali, le persone hanno più frequentemente un peso normale e questo perché sono più dinamiche e perché consumano prevalentemente carboidrati complessi, con un ridotto apporto di grassi e proteine, soprattutto vegetali. Ma gli ingredienti del cocktail di lunga vita non sono solo questi. Gli abitanti di Okinawa passano gran parte del loro tempo all’aria aperta e sono anche più soddisfatti e appagati dalla loro vita. Una possibile spiegazione sta nel fatto che molti lavorino fino ad ottanta/novanta anni, ma, nonostante questo impegno siano molto meno stressati grazie a pratiche spirituali che permettono loro di farsi scivolare via i cattivi pensieri. Riconoscono inoltre l’importanza del riposo non solo mentale ma anche fisico. Un minor senso dell'urgenza, un ottimo senso della spiritualità, una buona gestione dello stress, mangiar bene e nelle giuste dosi, fare attività fisica, sentirsi amati, amare, sono l’essenza degli abitanti di Okinawa.
Quando si arriva in quest'isola, in una spiaggia, inciso su una roccia è scritto:

“a 70 anni sei solo un bambino, a 80 un adolescente, a 90 se i tuoi avi ti chiedono di raggiungerli in Paradiso, di loro di aspettare fino a 100. A cent'anni ne riparleremo.”