È la dose che fa il veleno

Ogni giorno, nuovi alimenti vengono allontanati dalle nostre tavole per via di sostanze contenute al loro interno e ritenute, più o meno, pericolose per il nostro organismo. Ma è davvero necessario eliminare del tutto questi ingredienti dai nostri pasti?

Molto spesso, in materia di nutrizione e alimentazione, veniamo fuorviati da notizie non sempre corrispondenti alla realtà: anche davanti a informazioni emerse da studi scientifici, è bene fare attenzione ai dettagli, che stanno nelle quantità e nell'individualità delle persone.

Non siamo tutti uguali e ciò che mangiamo può avere effetti diversi a seconda delle nostre caratteristiche fisiologiche e del nostro stato di salute.

Non molto tempo fa, sulla stampa nazionale ed internazionale, si è parlato di “lectine”, una famiglia di proteine che si trova in molti cibi, soprattutto nei legumi e nei cereali. Queste sostanze hanno diversi ruoli all'interno del nostro organismo, ma si è visto che consumarle frequentemente e in grandi quantità può causare dei disturbi all’apparato digerente. Secondo alcuni esperti, però, alcuni cibi contenenti lectine andrebbero addirittura eliminati dalla nostra dieta e sostituiti con altri più sani, perché queste proteine potrebbero danneggiare silenziosamente la salute del nostro intestino. I cibi “incriminati” sono molto comuni nella nostra alimentazione: pomodori, frutta secca (come arachidi e anacardi), fagioli rossi, patate e mais.

Ma davvero bisogna evitare questi cibi a causa del loro contenuto di lectine?

Non è il caso! Anche perché i metodi di cottura con cui spesso si preparano questi alimenti degradano gran parte delle lectine contenute. Ad esempio, per quanto riguarda i legumi, è sufficiente l’ammollo di dodici ore quando sono secchi e la successiva cottura a inattivare le proteine.

A limitarne il consumo dovrebbero essere, più che altro, persone con malattie autoimmuni, alle quali grandi quantità di lectine potrebbero aggravare i sintomi. Ma in presenza di patologie particolari è sempre consigliabile rivolgersi a un nutrizionista, che saprà, per ogni caso specifico, individuare eventuali cibi adatti o potenzialmente dannosi per la salute.

In persone sane il consumo di pomodori, legumi e frutta secca, anche tutti i giorni, secondo le linee guida e quindi all’interno di una dieta variegata e completa, è del tutto consigliabile.

Ma dopotutto alla demonizzazione di sostanze, contenute naturalmente negli alimenti, o di ingredienti, siamo abituati da tempo. Il caso più esemplare è stato quello dell’olio di palma, accusato di nocività per il suo alto contenuto di acidi grassi saturi, che poi abbiamo chiarito essere uguale a quello di burro, olio di cocco e altri prodotti contenenti grassi idrogenati.

Altre sostanze di cui si è parlato spesso con allarmismo sono i glicoalcaloidi, presenti soprattutto nelle patate. Analogamente alle lectine, anche queste sostanze possono causare disturbi se ingerite in grandi (grandissime) quantità, ma in questo caso il rischio c’è soprattutto se le patate sono vecchie e completamente germogliate.

Insomma, in alimentazione più che mai, è sempre la dose che fa il veleno e l'allarmismo verso certi alimenti e ingredienti va considerato con molta cautela.

Non esistono cibi miracolosi, ma nemmeno cibi “assassini”, soprattutto se seguiamo una dieta il più possibile varia e bilanciata.