Anche se quest’anno il Natale lo trascorreremo in casa, sulla tavola non potranno mancare frutta secca, disidrata e candite, protagoniste indiscusse di questa festività tanto amate. Ricordiamoci, però, che questi alimenti sono piuttosto impegnativi dal punto di vista calorico, specialmente se consumati a fine pasto dopo altre portate un po’ (troppo) abbondanti. Ma dopotutto, è giusto così: Natale arriva una volta all’anno e in questo 2020 come non mai è giusto concederci uno sfizio in più. L’importante è esserne consapevoli e cercare di giocare d’astuzia quando si può.

Cosa preferire tra frutta secca, disidrata o candita in queste giornate di festa?  

La frutta secca è sicuramente la migliore: non tanto per il gusto, che comunque è ottimo, ma anche per gli effetti che ha sul nostro organismo. Molti studi scientifici hanno confermato che consumarne piccole quantità ogni giorno apporta numerosi benefici. Arachidi, mandorle, nocciole, noci e pistacchi contengono grassi (oltre il 50%), ma sono quelli denominati insaturi, i cosiddetti grassi buoni, essenziali per il corretto funzionamento del nostro organismo. L’azione più importante svolta dagli acidi grassi polinsaturi della serie Omega 3, di cui è ricca soprattutto la noce, è quella di esercitare un’azione antiaritmica, quindi protettiva contro le patologie cardiovascolari, e di avere un effetto benefico sui parametri metabolici quali colesterolo, trigliceridi e glicemia.

La frutta secca, inoltre, contiene anche sali minerali come calcio e fosforo, potassio e ferro. È ricca di vitamina E e di polifenoli che svolgono azioni antiossidanti, fondamentali per contrastare l’invecchiamento cellulare e per la prevenzione cardiovascolare.

La frutta secca, rispetto a quella disidratata e candita, è meno calorica. Mandorle, noci, nocciole o arachidi contengono in media 9 calorie per grammo: non è poco, ma è comunque meno delle due “colleghe”. Nella frutta disidratata, l’apporto energetico aumenta perché viene eliminata l’acqua: senza, la concentrazione degli zuccheri, contenuti naturalmente nel frutto, aumenta, e di conseguenza, a parità di peso, aumentano anche le calorie. Se preferite la frutta disidratata, quindi, meglio non esagerare con le porzioni. Tuttavia, la disidratazione ha conseguenze anche positive: a concentrarsi più alte, infatti, non sono solo gli zuccheri, ma anche alcune componenti importanti della frutta fresca, come nutrienti e fibre. A titolo di esempio, mezza tazza di albicocche disidratate fornisce quasi 4 grammi di fibre, mentre la versione fresca ne ha poco più di un grammo e mezzo. Infine, l’eliminazione dell’acqua permette al prodotto di conservarsi molto più a lungo.

C’è poi quella candita, che è praticamente un dolce. E per questo va consumata con moderazione. Mentre nella variante disidratata ci sono solo gli zuccheri naturalmente contenuti nel frutto, quella candita è arricchita da zuccheri aggiunti. In totale contiene circa il 75% di zucchero e 100 grammi di prodotto dispensano più o meno 300 calorie. Buona come un dolce, quindi, ma se già avete assaggiato un pezzo di panettone, di pandoro o di un altro dessert, meglio lasciarla perdere. Inoltre, da un punto di vista nutrizionale ha ben poco da darci, perché il processo di canditura porta via praticamente tutti i principali nutrienti della frutta.